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"Le fake news, le teorie del complotto, le esagerazioni, il linguaggio millenarista o espresso in toni apocalittici hanno guadagnato spazio nella politica contemporanea, spinti come sono dall’emergere delle nuove estreme destre. Le loro espressioni, potenziate dal panico morale, si adattano bene alle questioni di genere e sessuali, spazi particolarmente sensibili capaci di risvegliare perfino le coscienze più dormienti, di arruolare guerrieri del mouse per le battaglie social più sanguinose.(...)"
Nuria Alabao è una gionalista, ricercatrice, antropologa e femminista spagnola.
Il link per leggere l’interessante articolo.
Pubblichiamo il link con un intervento di Lidia Cirillo, nostra maestra di pensiero e compagna di strada, su clesse e femminismo.
"(..)Come la storia dimostra, l’incontro tra marxismo e femminismo non si realizza una volta per tutte. In questa fase della vicenda politica l’esigenza di un nuovo incontro si verifica in un contesto assai diverso da quello della prima e della seconda ondata. Il marxismo conosce infatti una crisi profonda, non tanto dal punto di vista dell’elaborazione teorica quanto da quello della presenza nella lotta di classe, delle sue forme organizzative e di una discussione legata a un’esperienza di pratiche. Mentre questa crisi si consumava, le donne hanno conosciuto un’ascesa legata a esigenze economiche del capitalismo stesso e a elementi di natura culturale e politica. Idee che un tempo erano esclusive del femminismo si sono diffuse. Sono cresciute la presenza e la credibilità del movimento LGBTQ+. Questa dinamica inversa non poteva durare oltre un certo limite: una lotta di classe in larga misura unilaterale (cioè di parte padronale) ha innescato un ciclo politico globale di destra e con questo il rischio di un arretramento complessivo. Si può ipotizzare che in questo contesto tocchi alle donne femministe e marxiste il compito di prendere l’iniziativa di ricostruire una classe nel senso che Marx attribuisce al termine, a partire questa volta dalla sua componente femminile (...).
Il testo è tratto dalla rubrica "Intersezioni femministe" di Transform!Italia
“Il primo elemento del movimento ecologista è la necessità di articolare economie centrate su ciò che realmente la terra può produrre. Ciò significa iniziare a chiederci quali siano le necessità umane da sostenere, quali siano le produzioni di cui abbiamo bisogno e infine quali siano i lavori socialmente necessari. L’altro elemento che ricaviamo dal pensiero ecologista è che siamo esseri interdipendenti, ovvero i nostri corpi sono vulnerabili, sono finiti e devono essere curati tutta la vita e specificatamente in alcune parti del ciclo vitale. Chi storicamente si è occupato di farlo sono le donne, non perché siamo geneticamente più dotate nel farlo, ma perché il patriarcato assegna in forma non libera l’obbligo di occuparsi della cura dei corpi principalmente alle donne.(..)"
L’intervista è tratta dalla rubrica "Intersezioni femministe" nella rivista di Transform!Italia
(...) si ragiona sui nodi chiave del femminismo ecologico, a cominciare dalla critica, molto dibattuta, del nesso donna/natura. E si mostrano anche le relazioni che esistono tra ecofemminismo e altre prospettive (quella decoloniale, antispecista, queer e quella della decrescita). (...)
"Non riesco a immaginare un femminismo che non sia anche anticapitalista. E non riesco a immaginare un abolizionismo che si basi sul fuorviante presupposto che sia possibile abolire prigioni, polizia, servizi protettivi per famiglie e tutti gli altri aspetti del sistema carcerario in un regime capitalista che non riconosca le connessioni tra quelle istituzioni e il capitalismo. Per conseguire appieno i suoi scopi l’abolizionismo deve abbracciare il socialismo, poiché quel che è in discussione non è tanto il processo per liberarci di quelle istituzioni repressive, quanto il tipo di società che dobbiamo creare per non dover contare su questo tipo di istituzioni per la sicurezza e la protezione. Possiamo avere sicurezza e protezione solo se c’è un’abitazione per tutte e tutti, la sanità pubblica, l’istruzione gratuita… Non può esistere un femminismo davvero incisivo che non sia anche abolizionista e non possiamo avere un abolizionismo del tipo che intendiamo senza abolire anche il patriarcato. Così come non può esserci un femminismo abolizionista senza la visione di una società completamente trasformata, la visione di una società socialista."
Nella rubrica "Intersezioni femministe" della rivista settimanale di Transform!Italia si parla si ecofemminismo con un testo di Françoise d’Eaubonne, scrittrice e attivista femminista.
"Il pensiero di D’Eaubonne risiede nella focalizzazione antipatriarcale dell’ecofemminismo: nella sua visione del mondo dove l’oppressione delle donne viene connessa allo sfruttamento dell’ambiente. Il capitalismo, con la sua devastazione estrattivista finalizzata al profitto, è un fenomeno patriarcale. Come scrivono Myriam Bahaffou e Julie Gorecki nella prefazione alla riedizione francese di Le féminisme ou la mort: “La teoria femminista di D’Eaubonne non è dunque una semplice giustapposizione di femminismo ed ecologia, ma piuttosto un’analisi del “sistema mondo”a partire da una prospettiva che pone al centro gli esseri sfruttati. In Il femminismo o la morte ci mostra non solo che la minaccia ecologica che incombe su tutte le forme di vita rappresenta una priorità, ma anche che quest’ultima è inscindibile dalle altre lotte.”
Volentieri pubblichiamo.
"Sono feriti e perdono la vita sotto i bombardamenti, sono dilaniati dalle mine, colpiti dai lutti, privati dell’educazione, del cibo e di un riparo; sono costretti alla fuga, deportati, esposti al rischio di traffico e di essere inclusi nelle unità combattenti. La guerra in Ucraina ogni giorno porta con sé grandi sofferenze per i bambini." (...)
Il link per leggere l’articolo.
Immagine dal sito: https://it.dreamstime.com/
"Lo dicono i movimenti femministi: il personale è politico. Dunque, i problemi delle donne devono essere affrontati collettivamente. Fuori da quel contesto, questo slogan rischia di assecondare la deriva verso l’individualismo"
Da leggere!
Il comunicato di Hambastaghi (Partito della Solidarietà dell’Afghanistan) per il secondo anniversario della presa del potere dei talebani
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